elena_givone

2006 Pazi mine Sarajevo

ITA
Questo progetto nasce dall’esigenza di raccontare una problematica contemporanea molto forte e presente in parecchie zone del mondo: le mine antiuomo ed il dolore costante che provoca una guerra. Crescere in una società sconvolta, distrutta, in ricostruzione. Nascere durante o subito dopo la fine di una guerra che nessuno dei loro genitori riesce tutt’oggi a giustificare; essere vittime costanti di un unico grande pericolo: le mine antiuomo. Luoghi incantati, boschi verdi, prati fioriti. Tutto può essere pericoloso. Questi bambini nascono in un momento nel quale in Bosnia Herzegovina non c’era ancora nessun tipo di educazione riguardo alle mine, quando ancora il governo chiedeva ai cittadini di portare mine non esplose in cambio di premi in denaro. Essi nascono tra il 1992 ed il 1996, durante e a ridosso del conflitto. Troppi terribili incidenti sono successi inutilmente. Troppi ne potrebbero ancora succedere. Essere privati della libertà di vivere gli spazi verdi della propria nazione. Essere vittime costanti della guerra. Mentre loro, con tanta purezza, mi hanno aperto le loro case, mostrato i loro luoghi preferiti, la loro scuola; mi hanno mostrato la voglia che hanno di crescere in una società nuova all’insegna della pace. Leggere nei loro occhi la voglia di stare bene ed essere semplicemente felici. Una ferita ancora aperta che solo questa nuova generazione potrà definitivamente saldare; un paese sconvolto, ma che vive. E’ rinato, e conta su una nuova generazione intelligente e speranzosa di costruire una nuova nazione europea.



ENG
This project stemmed from the need to publicise a topical story of overwhelming and global importance: land mines and the ongoing suffering following war. I have explored what it means to grow up in a society, which has been devastated, amid chaos but also reconstruction. To be born as children after the end of a war that none of their parents can justify today, to be at daily risk of becoming the victim of an insidious danger: land mines. Enchanted glades, green forests, flower strewn meadows, even the beautiful can be dangerous. Such children are born into a Bosnia Herzegovina when there was not jet any education about the dangers: the government even pays citizens to bring in unexploded land mines. They are deprived of the freedom to enjoy the green nature surrounding them, condemned to being the constant victims of the war. The children’s eyes, unclouded by the visions of the war itself, shine with the simple desire to be alive and happy. They live in an injured country, which only they, the new generation, can finally heal.
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